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68. Berlinale - Un Bilancio alla fine dell'era Kosslick (da RS - Ricerche Storiche)

È sempre emozionale l’esperienza della Berlinale (15 - 25 febbraio 2018 scorsi) che del cinema sonda l’inatteso, lo sperimentale per lasciare il gossip a Venezia e a Cannes. Per questo ha vinto la 68° edizione del Festival di Berlino (15 - 25 Febbraio 2018) la rumena Adina Pintilie con Touch Me Not   che è un viaggio tra emozioni, appunto, ma in formato ambulatoriale con interviste e confronti tra persone che non sopportano il contatto fisico e dunque restano incapaci di rapporti amorosi. Le ambientazioni sono bianche, asettiche, nude come i corpi di quest’odissea umana in terapia per trovare una via e imparare a sopportare e a godere nel contatto fisico. Non sappiamo se il film troverà distribuzione in Italia, tuttavia resta un cinema di nicchia, che nemmeno l’Orso d’Oro potrà rendere adatto a più ampie platee o più digeribile a chi ama il cinema d’intrattenimento. In più Touch Me Not   non porta con sé grandi novità da vincitore di questo concorso, perché il film che tr...

Call Me By Your Name - Luca Guadagnino 2017 (da Il Deutsch-Italia)

Se l’Italia fosse stata nel concorso di questa Berlinale, dopo il film di Rosi un anno fa, avrebbe vinto per il secondo anno consecutivo con “ Call me by your Name ”, di Luca Guadagnino . Il film però è nel “Panorama” e concorre per la trama al premio gay “ Teddy Award ”, e per gradimento (tutto esaurito da tre giorni) al “ Publikumspreis ”. Si sa, è l’ audience  a fare il vero campione, e a porre Guadagnino alla sua attenzione fu “ Io sono amore ” con Tilda Swinton e Alba Rohrwacher (2009) .  Trame di famiglia a confronto, in “ Call me by your Name ” è cresciuta la vena estetica a sfavore  – che gioia –  della vena melodrammatica, per una più accentuata poesia. Perché qui è l’arte, nel suo senso universale e più vero, il bandolo . Nel corso di un’estate calda e afosa in qualche punto del Nord Italia , dice una didascalia sullo schermo (Crema lombarda per chi la riconosce)  un minorenne  (Timoothée Chalamet)  e un giovane accademico americano (...

68. Berlinale - Un Festival con "occhio tedesco" (da Il DeutschItalia)

Durante la conferenza stampa di apertura della giuria del Festival del Cinema di Berlino, il presidente Tom Tykwer non ha parlato di Politica, ma della "settima arte". Quella messa in concorso dal lontano 2001 dal direttore Dieter Kosslick. Articolo:  Berlinale - Il Cinema visto con occhio "tedesco" (da Il DeutschItalia)

68. Berlinale - Il Cinema (e non solo) pensa alla donna

Il Cinema è stato coinvolto recentemente nelle polemiche del "caso Weinstein". Anche la Berlinale rivolge lo sguardo a questo fenomeno con la piattaforma "Speak up". A Berlino, in modo più "leggero", c'è chi celebra la donna con una "mimosa". Articolo:  Il Cinema che Pensa alla Donna  (da Il DeutschItalia)

68. Berlinale - Capolinea Berlinale

Presentato il programma ufficiale del 68° Festival del Cinema di Berlino. Tra politically correct e molti sconosciuti. 68° Berlinale - Il Capolinea del Festival Tedesco (da Il DeutschItalia)  (Articolo)

67° Festival di Berlino - A Colpo sicuro e di altri drammi

Foto: 67° Berlinale The Dinner (competition) - Richard Gere Non a caso la Berlinale è il Festival del politicamente corretto, perché ha fatto della memoria sulla Shoah una perpetua ammissione di colpa tedesca, con un'insistente presenza di titoli ai suoi festival. Utile anche, evviva l'indistria, al proliferare di film sul tema a colpo sicuro, se proposti a Dieter Kosslick. Sorpreasa.  In questa 67° edizione nel concorso non si parla di Olocausto però, ma del suo paria gitano, il  Porajmos  (“divoramento”) condotto sotto Hitler in tutta l’Europa occupata dal 1943. Così  Django  di Etienne Comar ha aperto questo Festival e forse pure una nuova analisi su memorie che, non hanno avuto adeguato spazio. Il pregiudizio che accompagna ancora la cultura nomade gitana, dei Sinti e dei Rom ha prevalso nell’opinione pubblica già partendo da una nomenclatura sbagliata, che trasforma tutti in “zingari”. Con  Django  la Berlinale celebra un’intera cu...

67° Festival di Berlino - Giuria internazionale o G7?

La conferenza stampa della Giuria Internazionale del 67° Festival di Berlino , capitanata da Paul Verhoeven (Olanda) con Julia Jentsch (Germania), Diego Luna (Messico), Olaf Eliasson (Danimarca), Dora Bouchoucha Fourati (Tunisia), Maggie Gyllenhaal (U.S.A.) e Wang Quan'an (Cina).   L'articolo è comparso su Il Deutsch-Italia   il 10 febbraio 2016.