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Maleficent… Illuminismo del cuore

FOTO: Disney I contenuti di “bene” e “male” la Disney non li preferisce mai alla loro forma, perché è con quest’ultima che incanta il suo pubblico di grandi. E chi scrive non ne è affatto piccato: ai bambini Disney ha dedicato un intero canale di cartoni animati a fargli da balia, mentre ai genitori spettano ben camuffate in larga scala opere d’impegno e piene di interrogativi (inutili per le gracili coscienze d’infanti). La lunga strada per crescerli è pur sempre lastricata di racconti (d’obbligo per gracili coscienze adulte). Maleficent, di Robert Stromberg (2014)  rientra dunque per Disney in una ben determinata scelta per grandi. Come dare il ruolo della strega nera del film a quella altrettanto nera di Hollywood, Angelina Jolie, che nella battuta: “I hate children” fuga ogni dubbio, su una personalità filmica che con i bambini si può ben poco associare. Ciò motivato da ragioni puramente formali, poiché il solo guardarla ammalia, infrange le regole etiche della scelta...

Godzilla: Plastilina Atomica in Giubileo...

Foto: Warner Bros. Legendary Pictures Tanti auguri di felice compleanno a Godzilla ( ゴジラ ,  Gojira)  che quest'anno compie 60'anni (1954 - 2014). Il gigante ha al suo attivo ventotto film giapponesi, paese creatore del mostro fantastico, cui vanno a sommarsi alcune produzioni, o meglio coproduzioni tra U.S.A. e Japan, certamente da scremare, se tra esse hanno primeggiato una versione abominevole datata 1998, di Roland Emmerich, "Godzilla" appunto,  e un'altra omonima attualmente in programmazione un po' dovunque molto interessante di Gareth Edwards (2014 - foto). Finezza vuole, che il film di un giubileo non è mai povero di indizi storici importanti e questa edizione ce ne dà conferma con tutta una serie di gentilezze stilistiche di pura marca giapponese e di puro riguardo storico. Soffermandoci su queste ultime occorre rifarsi a un sessantennio per la Storia del Giappone, che si inventò Godzilla (come tutti i cartoni animati che ci hanno fatto da babysi...

Spider-Man? "I Know That Guy"…

Foto: Sony/Columbia Pictures Hanno creato questo personaggio, tanti ma tanti anni fa, Stan Lee (dialoghi) e Steve Ditko (disegno),  dal carattere sfaccettato, in perenne conflitto con se stesso e incapace di comunicare i propri sentimenti: un disadattato. A prescindere dai registi Lee firma ogni episodio al cinema, un po' come faceva Hitchcock, comparendo e basta in almeno una delle scene; tranne stavolta, primissima volta, quando in questo secondo episodio The Amazing Spider-Man 2 - Rise of Electro, ha una sua battuta: "I know that guy" ("Io questo lo conosco") ma seduto al diploma di Peter Parker, non mentre Spider-Man fila tra i grattacieli di Manhattan. A interpretare l'eroe aracnide è ancora Andrew Garfield, a mio avviso il più azzeccato nella storia di questo fumetto al cinema, specie se i suoi modi, la sua aura, li confrontiamo  con il personaggio dei fumetti in edicola. È lui Spider-Man, non possono esserci dubbi e il suo Stan stavolta non h...

"E la Berlinale si è persa il Centenario"

Questo articolo è uscito su e-rieview l'organo d'informazione online degli Istituti Storici dell'Emilia Romagna. Un grazie di tutto cuore va all'artista Emanuele Torti che ha concesso una delle sue foto. http://e-review.it/trapani-e-la-berlinale-si-e-persa-il-centenario

64. Berlinale "The Way He Looks" con due premi all'amore gay...

Foto: da sinistra Fabio Audi e Ghilherme Lobo Oggi è il gran giorno alla Berlinale, tra poche ore sapremo il vincitore, com’è stato ieri per il Teddy e la consegna dei premio più ambito al cinema gay qui in town. Vincitore di questa sessantaquattresima edizione è il brasiliano The Way He Looks di Daniel Ribeiro, già presente con un cortometraggio omonimo nel 2010 nel Talen Campus. È tornato con il lungometraggio della tenerissima storia d’amore tra due adolescenti, compagni di classe Leonardo (Ghilherme Lobo), non vedente, ma solo nel film, e Gabriel (Fabio Audi), tipetto originale e fuori dagli schemi. Con il cast abbiamo avuto il piacere di trascorrere una serata al Marie Antoinette , proprio al party del film, qualche sera fa: simpatici, alla mano, allegroni e soprattutto vincenti: è stato loro conferito anche il premio Fipresci (International Federation Of Film Critics) perché The Way He Looks, nella sezione Panorama, convince per la genuinità e mancanza di pre...

64. Berlinale Inbetween Worlds o tra i soliti "copioni"?

Foto: Saida Barmaki e Mohsin Ahmady  Torniamo al sorprendente concorso di questa sessantaquattresima edizione della Berlinale, uno stupore causato dalla triste qualità dei film scelti, pur appartenendo a registi di tutto riguardo. Come l’austriaca Feo Aladag, che ha presentato Inbetween Worlds perfettamente in linea con quanto testé annunciato: brava lei, molto apprezzata tra Germania e Austria, ma il film sembra tralasciare una serie di interessanti occasioni, probabilmente per superficialità o forse per troppa concentrazione su un soggetto, che s’ispessisce a un certo punto nei meandri soggettivo-psicologici del suo personaggio principale, in una guerra che invece è stata corale. Un ufficiale dell’esercito tedesco (Ronald Zehrfeld) si trova in Afgahnistan (Kunduz) dopo la morte del fratello durante una missione contro terroristi talebani nella stessa area. Si è fatto mandare proprio in quel reparto, per dare un senso alla sua divisa: continuare quello che...

64. Berlinale