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"L'Amico ritrovato... Ma anche il Film" (19.06.2011)


Fred Uhlman (1901 - 1985) scrisse a proposito del suo capolavoro letterario “Der Wiedergefundene Freund” (“L’Amico Ritrovato”): “si può vivere di un solo libro” e se ciò è vero, la stessa cosa si può sostenere per l’omonimo film diretto da Jerry Schatzberg (1989), che di libri sempre di Uhlman ne riassume altri due - “Un’anima non vile" e “Niente resurrezioni per favore” raccolti ne “La trilogia del ritorno” (Editrice Guanda pagg. 224, 14 euro - 2006) - ma che di film altrettanto belli non ne ha più girati. Il DVD è introvabile, l’ho ordinato mesi or sono presso due negozi italiani, ma non sono riusciti a reperirlo. Anche qui in Germania, stranamente considerato che il film è stato prodotto proprio in questo paese e con capitali berlinesi. Poi ho ritrovato in un mio vecchio scatolone il vhs del film, registrato dalla televisione nel 1991. Un film che ho amato come il libro, perché questa storia bussò al mio cuore al momento giusto, quasi per una coincidenza, quando anche tra i banchi di scuola, il mio amico più grande (a torto o a ragione) “entrava nella mia vita per non uscirvi mai più…”. La storia è quella di Hans Strauss (Christien Anholt) un giovane ebreo della borghesia di Stoccarda figlio di un affermato medico, che trascorre gli anni umilianti dell’escalation nazista traendo forza solo dalla grandiosa amicizia con il Conte Konradin von Lehenburg (Samuel West). Entrambi sedicenni e studenti modello nel prestigioso Karl-Alexander-Gymnasium, saranno entrambi vittime del nazismo: l’uno perché ebreo, l’altro invece perché irretito fino al fanatismo dopo un incontro personale col Führer. La fuga drammatica negli Stati Uniti del giovane ebreo significherà la fine di un’amicizia rimasta il rimpianto di cinquant’anni. I due amici non si rivedranno mai più, ma Hans ritroverà Konradin in un modo sorprendente allorquando vecchio e diffidente (Jason Robards) ritornerà in Germania in cerca del passato e di Konradin. Il Film in qualche modo è più consolatorio nel regalare qualche anelito di rivendicazione reciproca nella scena del litigio tra i due ragazzi. Mentre è la trilogia a essere struggente: il lettore, solo lui, legge ciò che l’ebreo Hans non avrà mai modo di leggere, perché la lunga missiva - mai recapitata - piena delle ragioni e del grande amore di Konradin per Hans è la seconda novella “Un’anima non vile”.


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