Due commedie sono uscite piuttosto in sordina in
questo 2011 con attrici molto particolari: "Bridesmaids" di Paul
Feig, con Kirsten Wiig e "Bad Teacher" di Jake Kasdan con Cameron
Diaz. Eroine, piuttosto in linea l'una con l'altra: belle, sboccate,
irriverenti, egoiste e un po' stronze se pur a differenti temperature. E fin
qui nulla di straordinario, se non fosse che entrambe nelle loro storie non
s'innamorano più del bello del film (rispettivamente Hugh Dane e Justin Timberlake)
ma dei loro opposti: i banalotti, di cui ti accorgi solo a metà film ( nella
vita mesi, se non anni, dopo averli conosciuti) che film scorrendo incominciano a lievitare, emergendo con quel lato nuovo, quel modello
di cui accennavo, che finisce col battere i belli a colpi di simpatia e
irrefrenabile mascolino. Non il maschio bellissimo e arrogante da capogiro del tipico, (Tom Cruise, Brad Pitt, Daniel Craig etc.) ma quello
senza muscoli, sincero, umile, semplice... E chi sono i due in questo caso? Per
"Bridemaids" lo sconosciuto ai più Chris O'Dowd (il poliziotto ) e
per "Bad Teacher" Jason Segel (il professore di ginnastica). Si dice: "bello e
impossibile". Che scoperta, al cinema!
FOTO: Disney I contenuti di “bene” e “male” la Disney non li preferisce mai alla loro forma, perché è con quest’ultima che incanta il suo pubblico di grandi. E chi scrive non ne è affatto piccato: ai bambini Disney ha dedicato un intero canale di cartoni animati a fargli da balia, mentre ai genitori spettano ben camuffate in larga scala opere d’impegno e piene di interrogativi (inutili per le gracili coscienze d’infanti). La lunga strada per crescerli è pur sempre lastricata di racconti (d’obbligo per gracili coscienze adulte). Maleficent, di Robert Stromberg (2014) rientra dunque per Disney in una ben determinata scelta per grandi. Come dare il ruolo della strega nera del film a quella altrettanto nera di Hollywood, Angelina Jolie, che nella battuta: “I hate children” fuga ogni dubbio, su una personalità filmica che con i bambini si può ben poco associare. Ciò motivato da ragioni puramente formali, poiché il solo guardarla ammalia, infrange le regole etiche della scelta...

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