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AHS - Hotel: Horror Without Story



Una doccia fredda con lo smacco di una campagna pubblicitaria da furbi sopraffini: “Stampa americana unanime: Lady Gaga ha superato se stessa”; oppure: “Il regista della serie dice che non ha mai lavorato con una star così versatile e istintivamente a suo agio”; “Ottanta minuti consecutivi di applausi”… La quinta stagione di Amercian Horror Story, quest’anno Hotel pare ben incominciata, quando potrebbe chiudersi qui.

Un po’ di dietrologia non guasta, perché è nel confronto con le precedenti stagioni che il nuovo progetto non regge proprio. Non solo perché nelle precedenti quattro c’era Jessica Lange (LG non è nella quinta per questo, si spera), ma soprattutto perché le precedenti edizioni erano curate e accattivanti. La straordinarietà di questa serie stava proprio nell’esser riuscita a attrarre a sé il pubblico amante e non del genere horror, arricchendo la nicchia con nuovo audience. Perché gli sforzi sono stati massimi sulla grana del vedibile, in direzione raffinatezza, che inevitabilmente attrae, perché incanta. Fino alla quarta edizione (pur ammettendo la lieve e progressiva scivolata verso il basso di anno in anno) non si poteva fare a meno delle varie puntate, perché la serie era così introflessa e concentrata su se stessa e sui minimi dettagli da imbambolare. Nulla nell’universo dei cliché accorpati era abbandonato a se stesso, ma sorretto da un’impalcatura tanto spessa quanto diretta al piano psicologico. The House, Asylum, Coven e Freak Show parlavano come da una cantina di vini pregiati, che sono lì per tutti. Hotel a chi si rivolge invece? Se lo fa al pubblico di Lady Gaga, potevano dircelo. Portare una che canta a recitare non è così scontato, quanto lo è attrarre a sé il suo pubblico. Nel genere horror si è raccontato tutto, per questo motivo la differenza la fa il modo. Diavoli, vampiri, pazzi, alieni, mostri deformi, magia, cannibali, medici sadici, restano quel che restano, pattume da poco, kitsch e basta, se non s’immergono in formule sofisticate di narrazione (non si legga elitarie!) che per la TV sono più difficili da raggiungere (è una scatola in fondo). Questo è appunto ciò che differenzia una serie televisiva da poco, rispetto a una grande serie. Occorre la narrazione sopra le righe a un pubblico che si rispetti. Così Lady Gaga nella veste di sadica splatter e stucchevole certamente è credibile, quel che manca è l’attrice che catalizzi tanto kitsch a sé, mutandolo in odore, smorzandolo nel suo centro, per restituirlo a arte. Sorreggendo anche il resto del cast. Questo è ciò di cui il pubblico necessita. Nulla contro la cantante, che ha pure una splendida voce; così per fare un confronto dolente ma calzante, ricordiamoci di Madonna, quando si prestò al cinema: un fiasco. Nei tanti film girati (Cercasi Susan disperatamente (1985); Shanghai Surprise (1986); Who’s That Girl (1987); Dick Tracy (1990) le abbiamo voluto sempre più bene perché regina del pop, ma come attrice lasciamo perdere. Ciò che la critica non ha mai omesso di ricordarle; finché poi ha capito, tornando a fare quel che ha sempre saputo fare: la bestia da palcoscenico. Così se non sei Barbra Streisand. Non c’è storia! E in questa quinta serie, nemmeno il fulcro.

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