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For That Reason We Went To The Movie



Un allarme può anche essere falso, come una congettura, ma come quella può adempiere a degli obblighi: il cinema americano sta morendo. Intendiamoci, non come industria, le casse delle grandi major a quanto pare stanno più che bene; muoiono le grandi storie, quelle che hanno fatto la sua storia e che oggi sono state soppiantate da tutti i rifacimenti, riprese e episodi in perfetta sequenza ordinale. Siamo addirittura alle stagioni, che invece apparterrebbero al medium televisivo. Nulla da eccepire, se non fosse chiara l'indole di questa tendenza, che porta appunto tutti i caratteri della stagnazione. Che nasce da paura, cui seguono per nulla sorprendenti le conseguenze. Scopo del cinema è incassare, fare tanti soldi; come qualunque prodotto commerciale si affida a indagini di mercato, che provengono da sé partendo proprio dagli indici di gradimento del pubblico; che ad ogni uscita viene, per così dire, intervistato in massa (il cinema è per le masse). Dove il pubblico mette più soldi, noi investiremo! Era questo il segno del cinema? Il grande sogno del cinema "to entertain" si è confuso con il "to encase" che purtroppo deprezza la qualità. Camuffata semplicemente dall'ebrezza onirica causata dagli effetti speciali. Quante volte uscendo dalle sale si resta ormai appagati dalla semplice forma con cui la torta ci è stata proposta? Frasi come: "Fatto bene. Ma hai visto che effetti?" sono ormai costante nel tragitto dalla sala all'auto nel parcheggio. Quando prima molto spesso si restava in silenzio ben oltre e ancora ore e giorni pensando e rimuginando al film che ci aveva bisunto di "vita".  Ci vendono come colossal operette da quattro soldi, che senza quegli effetti non andrebbero più in la della pubblicità da pizzeria rionale. Mentre i veri colossal, vengono disertati, disattesi, perché si ha paura di non incassare troppo con "quella storia". Così il filmetto va avanti, e il Film vero, si contenta delle briciole, quando invece non viene prodotto a priori. 
Si potrà andare avanti a lungo con tutti gli Advangers, Batman vs. Superman (in uscita), Minions, Indiana Jones (ora Chris Pratt), Transformers, Thor, Justice League (in uscita) del caso? Se il cinema americano fa del grande il piccolo e del piccolo il grande, che riciclo e ricambio potranno mai esserci? Qui viene disatteso un punto fondamentale, nascosto dietro l'ago: quando il cinema ha scoperto di poter raccontare in grande la vita, ha deciso di farlo con grandi storie. Il ciarpame captato dagli effetti speciali, è possibile che si sia preso tutto con una tanto facile autorizzazione? Il sottoscritto ha stupidamente scritto, tanto tempo fa, che i festival del cinema sono obsoleti. Mi pento di averlo fatto, perché a ragione veduta forse sono solo i festival che fanno girare le grandi storie, quelle che del cinema hanno reso onore e gloria; quelle che il cinema riverberava in senso planetario, quando era al servizio non solo degli incassi (quello è un dato ineluttabile) ma del racconto da far conoscere al mondo. Ecco anche la proliferazione del cinema sull'Olocausto: che ben venga, se è per la memoria e per la Storia, ma indica anche che questo genere fa incassare. Doveva scoprirlo suo malgrado Steven Spielberg cui fu permesso (!) di realizzare la sua Lista di Schindler, perché frattanto portava a casa i miliardi di Jurassic Park. Un contentino che avvertì della necessità memoriale, ma nella cui vicenda si può intravvedere però anche quel gap squallido (very cheap) del "ti produco solo se mi fai diventare ricco". Poi il pubblico ha chiesto e richiesto certa "memoria" e adesso abbiamo tre film all'anno sulla Shoah. Non stiamo parlando del cinema italiano, francese, tedesco, che gira solo in casa propria - salvo casi rari con nomi "locali" di tutto riguardo - perché prodotto come si produce una minestra nazionale. Qui stiamo parlando dell'industria che più di tutte ha definito il corso delle stagioni cinematografiche e di vita: quella americana. Che almeno un tempo sapeva dosare e che invece per paura e avidità non fa nemmeno più. Invertendo le proporzioni tra dolce e amaro... Fantasia, fantasia, fantasia (il dolce è per tutti); solo questo può veramente salvare il cinema? E la vita, cui il cinema è sempre appartenuto perché ne era uno specchio, seppur deformato, altrettanto aderente? Non si può parlare al mondo con eccessive dosi di nettare, e se il cinema americano ha ancora quel potere, faccia un passo indietro, immetta nel mercato più vita, forse è più amara, ma non si può imparare dalla vita senza viverla. Il cinema serve a questo e per questo si andava al cinema.   

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