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Maria Riva "Ecco i Versi di mia Madre Marlene" - Intervista

«Vai a dormire, così il tuo ragionare senza soste non fa altro lavoro straordinario. Dormi abbracciata o sola, senza nessuno che ti tenga. Ma vai a dormire. Tanto domani sarai ancora qui». (Marlene Dietrich)

E in solitudine finisce il mondo della Dietrich. Tra poesie e pensieri dedicati anche ai suoi celebri amanti dello spettacolo e della cultura. La figlia, Maria Riva, ha raccolto queste emozioni e ricordi (Pensieri Notturni di Marlene Dietrich, publicati da Frassinelli).
Sono detonazioni interiori, quelle della Dietrich, preda negli ultimi anni di un'insonnia cronica nella sua stanza parigina al Ritz in Place Vendôme. Si rivolge a Ernest Hemingway, Jean Gabin, Erich Maria Remarque, Joseph von Sternberg, Orson Welles, Edith Piaf...



Signora Riva, quello di sua madre fu un esilio calcolato per far di sé un mito?
«Al contrario. Mia madre era stanca della diva del cinema, così ha scelto di vivere il tempo che le restava in disparte, per ripulirsi della patina di Angelo Azzurro».
C'è riuscita?
«No!».
Ma perché un esilio a Parigi piuttosto che a Berlino?
«Mi diceva sempre: “Resti un berlinese in qualunque altra città del mondo. Per questo un vero berlinese deve lasciare Berlino...”».
Leggendo queste poesie, che cosa ha pensato di lei?
«Che era speciale, sapeva recitare, cantare e scrivere. Ma ha bruciato questo potenziale tra pillole e alcol».
È delusa?
«Dall'attrice, no; dalla madre credo che avrei potuto ricevere di più».
Il ricordo più bello e quello più brutto che ha di lei?
«Il più bello: è stata tra le poche artiste a non approfittare di Hitler per il proprio successo. Il più brutto: l'ossessione prussiana per il dovere».
Lo dice come se si sentisse ancora perseguitata...
«Mi chiamava di notte perché ascoltassi le sue poesie. Non avevo scelta. Per questo motivo parlo saltuariamente in tedesco: per me la lingua dell'imperativo».
Da queste poesie e pensieri si scopre qualcosa in più dei personaggi evocati?
«Non credo, perché sono frutto della memoria emozionale di mia madre, del suo modo di vedere il destinatario del suo pensiero».
Sua madre ha scritto qualcosa su di lei che l'ha emozionata?
«Vivrò ancora/ quando finalmente/ deciderai/ di venirmi a trovare”».
Quale significato dà a queste parole?
«Qualunque cosa tu faccia, ovunque tu sia, ogni volta che verrai a trovarmi con il pensiero io ci sarò sempre...».



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