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"Those People" o noi?

Foto: Little Big Horn Films C'è poco da fare! Quando l'omosessualità, soprattutto maschile, entra nel cinema premette due connotazioni: dandismo manipolatorio, esibizionista e cinico; oppure tepore umano, timidezza e naturalezza. Gli opposti si attraggono, finendo spesso per diventare simboli di individualità che in competizione - con lo sfinirsi - marciano in reciproco riconoscimento, fino alla deflagrazione. Che non è sempre epilogo drammatico. Il primo lungometraggio di Joey Kuhn, Those People (2015), passa dalle premesse ai fatti e rinnesta queste due connotazioni simboliche in due personaggi fortemente riusciti. Si tratta di Charlie (Jonathan Gordon) ebreo artista, dal cuore tenero, di Brooklyn e Sebastian (Jason Ralph) ricco dandy decadente in perenne crisi esistenziale, finito nel vero dramma dopo l'arresto del padre milionario, per frode fiscale. Amici dall'infanzia, carismatici al punto giusto e indivisibili, ci provano in tutti i modi a vivere una vita in...

Nessuno mi Troverà

da RS - Ricerche Storiche n° 122 Ottobre 2016 - Intervista al Regista del Film Egidio Eronico di Salvatore Trapani Il canone Majorana  Torna la vicenda dello scienziato scomparso nel nuovo film di Egidio Eronico Nel 2003 la Berlinale inaugurò la sezione del Festival destinata a diventare una tra le più importanti: il Berlinale Special. Come primo film di quel debutto c’era My Father-Rua Alguem 5555 del regista italiano Egidio Eronico, sul mistero intorno al criminale SS dottor Mengele, ricercato per i suoi crimini ad Auschwitz e fuggito facendola franca – protetto da una potente organizzazione internazionale – in Sud America, come tanti altri nazisti del suo calibro. Fu l’ultimo film di Charlton Heston, nel ruolo di Mengele, accompagnato da un cast d’eccezione, Murray Abraham (Amadeus) e Thomas Kretschmann (Il Pianista). Appassionato alla storia e come tale meticoloso nel ricostruire gli eventi da narrare, Eronico ha diretto un altro film, stavolta documen...

The Conjuring 2 - del Male siamo fine e sua fine

Foto: Warner Il male esercita un suo fascino, attraendo, perché spaventa, ma può diventare puro esercizio intellettuale nelle mani di registi in grado di tracciarne - oltre un business - alcune peculiarità umanistiche. È il caso dell’ultimo film dell’australiano James Wan ( Saw ; Insidious ; Conjuring; ) The Conjuring 2 (2016). Il film ripropone il celebre caso di esorcismo (noto come Enfield Poltergeist )  di Ed (Patrick Wilson) e Lorraine Warren (Vera Farmiga) nel 1977 a Londra per aiutare una madre sola un con quattro figli di cui una posseduta.  Presenze  demoniache e spiriti sono i protagonisti indiscussi del cinema dedicato all’horror, anche ispirato, a così dette storie vere : perché più sono “vere” e più ci  coinvolgono/terrorizzano  tra la  cronaca e il suo pur possibile ripetersi anche ora . Se ti specializzi nell’horror, come regista, significa che è in corso una ricerca su temi che esulano dal genere e dal suo fedele pubb...

Il miglior Lex Luthor di sempre nel peggior film sui supereroi di sempre

FOTO: Warner Bros - Jess Adam Eisenberg  È un gran bel grattacapo: come consigliare un film veramente brutto, ma imperdibile per il suo "cattivo" da storia del cinema? Zack Snyder ha realizzato il suo anticapolavoro Batman v Superman: Dawn of Justice (2016) che tedia fin dal primo minuto, quando ce ne vogliono altri 149 per la fine del film. Eppure - tralasciando il futuro imminente di un film che si preannuncia un cult come Suicide Squad di cui è produttore - Snyder ha un discreto passato di regista e sceneggiatore con gran bei film come 300 (2006) , Watchmen, (2009), Sucker Punch (2011) lo stesso Man of Steel (2013), tutti collegati, a Batman v Superman, appena uscito nelle sale, da ambientazioni curatissime, oscure, lugubri, apocalittiche e accattvianti, ma non assimilabili a quest'ultimo, sulla rivalità dei due supereroi della DC Comics, perché brucia una sceneggiatura orribile, resa ancora più sgradevole, dall'inconsistenza artistica di Ben Affleck (Batman) ...

66° Berlinale - Fuocoammare di Gianfranco Rosi

Foto: Samuele Pucillo Dal mare viene l’unico film italiano nel concorso di questo Festival di Berlino, presentato ieri e accolto dalla stampa in sala - caso veramente raro - con un applauso consecutivo di venti minuti, il docu-film Fuocoammare di Gianfranco Rosi. Il lungo applauso lo rende già un film in odore di vittoria, ma occorre dire che Rosi è uno che ai Festival vince. Nel 2008, infatti, alla Mostra del Cinema di Venezia, con Below Sea Level , vinse due premi, Orizzonti e il Doc/It . Nel 2010 allo stesso, Festival, vinse il Fipresci Award con El Sicario - Room 16. Fuocoammare è interamente girato sull’Isola di Lampedusa, nell’orizzonte di quel Mediterraneo che è diventato la tomba di quasi 2.500 naufraghi dei barconi della speranza, che dall’Africa tentano di raggiungere il nostro continente per mettersi in salvo da guerre e ISIS. Altra rarità: mai il direttore del Festival Dieter Kosslick si è soffermato - come ha fatto più volte nelle interviste rilasciate - s...

66° Festival di Berlino - Ave Cesare di Joel e Ethan Coen

Foto: Universal Pictures Il segreto del cinema non può essere svelato, ma per i fratelli Joel e Ethan Coen, che ieri hanno aperto la Berlinale col film Ave Cesare (2015), quello che sta dietro a Hollywood a ben vedere sì: filisteismo, politica e soldi. Che fin dai tempi di Roma (!) - agli albori della civiltà - hanno impegnato l’umanità per arrivare a noi senza risparmiare nemmeno la settima arte. Il metacinema (il cinema che parla di sé) non è roba semplice da gestire. La Nouvelle Vogue ne fece ampio uso: l'intenzione era di mostrare come si giravano i film in passato per irretire alla fede del cinema. Ciò permise la diffusione di opere in cui proprio il cinema si fece tema primario della narrazione, cosicché il film non solo divenne espressione di un punto di vista sul mezzo, ma anche veicolo di una poetica. È la strada battuta dai registi come Claude Chabrol, Jean-Luc Godard, François Truffaut, Jacques Rivette, Eric Rohmer etc. che provenendo dalla critica cinema...

ROSSO DIRITTO

FOTO: Dieter Kosslick Anche Roberto Benigni col tempo ci ha rinunciato alla sciarpetta rossa al collo, chi no è Dieter Kosslick direttore della Berlinale, che ieri alla conferenza stampa del 66° Festival di Berlino l’aveva ben in vista (11 - 26 febbraio 2016). È un simbolo socialdemocratico da sempre intorno al collo di Kosslick ma non di chi in Germania governa, Angela Merkel e i democristiani dal novembre del 2005. Il Festival più importante d’Europa, anche per numero di germanofoni nel continente, ha sempre tutte le provocazioni da sinistra, quest’anno andando proprio al sodo con l’americana Meryl Streep (femminista e democratica) presidente della giuria. Nella stessa, importante per l’Italia, avremo Alba Rohrwacher, che non sa cosa sia il cinema d’evasione, per temi proprio scomodi e attuali: “Quest’anno - ha detto Kosslick - è il diritto alla felicità per chi viene e per chi ritorna, il filo rosso (!) del Festival”. In barba alle polemiche in corso dopo le molesti...