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Il miglior Lex Luthor di sempre nel peggior film sui supereroi di sempre

FOTO: Warner Bros - Jess Adam Eisenberg  È un gran bel grattacapo: come consigliare un film veramente brutto, ma imperdibile per il suo "cattivo" da storia del cinema? Zack Snyder ha realizzato il suo anticapolavoro Batman v Superman: Dawn of Justice (2016) che tedia fin dal primo minuto, quando ce ne vogliono altri 149 per la fine del film. Eppure - tralasciando il futuro imminente di un film che si preannuncia un cult come Suicide Squad di cui è produttore - Snyder ha un discreto passato di regista e sceneggiatore con gran bei film come 300 (2006) , Watchmen, (2009), Sucker Punch (2011) lo stesso Man of Steel (2013), tutti collegati, a Batman v Superman, appena uscito nelle sale, da ambientazioni curatissime, oscure, lugubri, apocalittiche e accattvianti, ma non assimilabili a quest'ultimo, sulla rivalità dei due supereroi della DC Comics, perché brucia una sceneggiatura orribile, resa ancora più sgradevole, dall'inconsistenza artistica di Ben Affleck (Batman) ...

66° Berlinale - Fuocoammare di Gianfranco Rosi

Foto: Samuele Pucillo Dal mare viene l’unico film italiano nel concorso di questo Festival di Berlino, presentato ieri e accolto dalla stampa in sala - caso veramente raro - con un applauso consecutivo di venti minuti, il docu-film Fuocoammare di Gianfranco Rosi. Il lungo applauso lo rende già un film in odore di vittoria, ma occorre dire che Rosi è uno che ai Festival vince. Nel 2008, infatti, alla Mostra del Cinema di Venezia, con Below Sea Level , vinse due premi, Orizzonti e il Doc/It . Nel 2010 allo stesso, Festival, vinse il Fipresci Award con El Sicario - Room 16. Fuocoammare è interamente girato sull’Isola di Lampedusa, nell’orizzonte di quel Mediterraneo che è diventato la tomba di quasi 2.500 naufraghi dei barconi della speranza, che dall’Africa tentano di raggiungere il nostro continente per mettersi in salvo da guerre e ISIS. Altra rarità: mai il direttore del Festival Dieter Kosslick si è soffermato - come ha fatto più volte nelle interviste rilasciate - s...

66° Festival di Berlino - Ave Cesare di Joel e Ethan Coen

Foto: Universal Pictures Il segreto del cinema non può essere svelato, ma per i fratelli Joel e Ethan Coen, che ieri hanno aperto la Berlinale col film Ave Cesare (2015), quello che sta dietro a Hollywood a ben vedere sì: filisteismo, politica e soldi. Che fin dai tempi di Roma (!) - agli albori della civiltà - hanno impegnato l’umanità per arrivare a noi senza risparmiare nemmeno la settima arte. Il metacinema (il cinema che parla di sé) non è roba semplice da gestire. La Nouvelle Vogue ne fece ampio uso: l'intenzione era di mostrare come si giravano i film in passato per irretire alla fede del cinema. Ciò permise la diffusione di opere in cui proprio il cinema si fece tema primario della narrazione, cosicché il film non solo divenne espressione di un punto di vista sul mezzo, ma anche veicolo di una poetica. È la strada battuta dai registi come Claude Chabrol, Jean-Luc Godard, François Truffaut, Jacques Rivette, Eric Rohmer etc. che provenendo dalla critica cinema...

ROSSO DIRITTO

FOTO: Dieter Kosslick Anche Roberto Benigni col tempo ci ha rinunciato alla sciarpetta rossa al collo, chi no è Dieter Kosslick direttore della Berlinale, che ieri alla conferenza stampa del 66° Festival di Berlino l’aveva ben in vista (11 - 26 febbraio 2016). È un simbolo socialdemocratico da sempre intorno al collo di Kosslick ma non di chi in Germania governa, Angela Merkel e i democristiani dal novembre del 2005. Il Festival più importante d’Europa, anche per numero di germanofoni nel continente, ha sempre tutte le provocazioni da sinistra, quest’anno andando proprio al sodo con l’americana Meryl Streep (femminista e democratica) presidente della giuria. Nella stessa, importante per l’Italia, avremo Alba Rohrwacher, che non sa cosa sia il cinema d’evasione, per temi proprio scomodi e attuali: “Quest’anno - ha detto Kosslick - è il diritto alla felicità per chi viene e per chi ritorna, il filo rosso (!) del Festival”. In barba alle polemiche in corso dopo le molesti...

Non solo gay ma Maurice

Nel 1987 Maurice di James Ivory vinse il Leone d'Argento alla Mostra del Cinema di Venezia, battuto da Au Revoir Les Enfants di Louis Malle. Tratto da una novella del 1917 di E.M. Forster (1879 - 1970), pubblicata un anno dopo la morte dell'autore (1971), il film è stato identificato come storia gay nell'Inghilterra dei primi del Novecento, quando l'omosessualità era punita con la prigione e l'interdizione perenne dalla vita pubblica della nazione. C'è tuttavia ben altro, che andrebbe rispolverato e sta in un importante particolare identificativo della storia, adombrato dalla trama ovvero il fenomeno "Maurice" con tutta la sua carica rivoluzionaria. Il titolo è proprio emblematico perché come Ulisse di James Joyce racchiude in sé tutto ciò che nella vicenda deve interessare: non la società con la sua ipocrisia, non gli altri personaggi positivi o negativi che siano, non i caratteri più o meno profondi, e nemmeno le loro pulsioni, ma lui  Maurice...

AHS - Hotel: Horror Without Story

Una doccia fredda con lo smacco di una campagna pubblicitaria da furbi sopraffini: “Stampa americana unanime: Lady Gaga ha superato se stessa”; oppure: “Il regista della serie dice che non ha mai lavorato con una star così versatile e istintivamente a suo agio”; “Ottanta minuti consecutivi di applausi”… La quinta stagione di Amercian Horror Story , quest’anno Hotel pare ben incominciata, quando potrebbe chiudersi qui. Un po’ di dietrologia non guasta, perché è nel confronto con le precedenti stagioni che il nuovo progetto non regge proprio. Non solo perché nelle precedenti quattro c’era Jessica Lange (LG non è nella quinta per questo, si spera), ma soprattutto perché le precedenti edizioni erano curate e accattivanti. La straordinarietà di questa serie stava proprio nell’esser riuscita a attrarre a sé il pubblico amante e non del genere horror, arricchendo la nicchia con nuovo audience. Perché gli sforzi sono stati massimi sulla grana del vedibile, in direz...

For That Reason We Went To The Movie

Un allarme può anche essere falso, come una congettura, ma come quella può adempiere a degli obblighi: il cinema americano sta morendo. Intendiamoci, non come industria, le casse delle grandi major a quanto pare stanno più che bene; muoiono le grandi storie, quelle che hanno fatto la sua storia e che oggi sono state soppiantate da tutti i rifacimenti, riprese e episodi in perfetta sequenza ordinale. Siamo addirittura alle stagioni, che invece apparterrebbero al medium televisivo. Nulla da eccepire, se non fosse chiara l'indole di questa tendenza, che porta appunto tutti i caratteri della stagnazione. Che nasce da paura, cui seguono per nulla sorprendenti le conseguenze. Scopo del cinema è incassare, fare tanti soldi; come qualunque prodotto commerciale si affida a indagini di mercato, che provengono da sé partendo proprio dagli indici di gradimento del pubblico; che ad ogni uscita viene, per così dire, intervistato in massa (il cinema è per le masse). Dove il pubblico mett...